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SincronicitĂ 

Carl Gustav Jung, oltre che studiare la psiche umana, cercava il modo di definire quegli aspetti dell’inconscio non riconducibili alla storia individuale perché collegati, essendo comuni, all’intera umanità.

Nella prefazione de l'I King di Richard Wilhelm del 1948, Jung scrive che aveva gia lavorato per oltre trent’anni sulla traduzione di James Legge e approfondisce anche i motivi per cui aveva maturato la propria posizione riguardo al principio di causalità. Pose così le basi che avrebbero in seguito costituito la vera e propria essenza della teoria della Sincronicità del 1952.

Lo studio del meccanismo matematico in cui sono codificati i 64 esagrammi dell'I Ching, lo aveva infatti portato a formulare il principio che connetteva avvenimenti di analogo contenuto significativo, manifestati in differenti momenti temporali, legati al principio di casualitĂ  e non a quello di causa ed effetto.

Una casualità perfettamente sintonizzata sulle necessità psicologiche di quel momento, basata sul principio per cui i simboli, e gli archetipi ad essi correlati, sono patrimonio comune di tutti gli individui essendoci a priori un bacino di conoscenza, contenente ogni informazione, a cui poter accedere liberamente in qualsiasi momento. Queste informazioni sono trasmesse all’umanità dai simboli che hanno il compito di rappresentarle.

Il popolo cinese possiede una “scienza” che trova proprio ne l’I Ching il suo standard-work. Il principio di tale scienza, come molte altre cose in Cina, è oltremodo diverso da quello su cui invece è impostata la nostra. cit. Carl Gustav Jung.